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Giovedì Santo: le tradizioni di Pasqua a Napoli

Tra cultura culinaria e religiosa per il Giovedì Santo del napoletano

Di Fabio – Noi di City Napoli vogliamo parlarvi delle tradizioni di questa giornata che dà il via alle tradizioni del Triduo Pasquale della cultura napoletana, sia in cucina che in termini religiosi.

In cucina, per il napoletano è tradizione preparare la famosa zuppa di cozze, che affonda le sue origini ai tempi dei Borboni. Secondo una leggenda, infatti, si dice che Ferdinando I di Borbone fosse un buon gustaio di questo prestigioso frutto di mare, e per questo il sovrano venne redarguito dal frate domenicano Gregorio Maria Rocco a non eccedere nel peccato di gola almeno per la settimana Santa di Pasqua. Gli fu preparato, allora, un piatto meno sontuoso del solito, che prevedeva sì le cozze ma accompagnate anche da una zuppa di pomodoro e salsa forte di peperoni. La notizia fece subito il giro del Regno trasformandola in una tradizione che si è tramandata fino ai giorni nostri.

La ricetta tradizionale della Zuppa di Cozze napoletana prevede per 6 persone 2 chili di cozze, un chilo e mezzo di polpo verace, 18 freselle piccole e mezzo litro d’olio extra vergine d’oliva. Più Tempo: 3 spicchi d’aglio, 250 grammi di concentrato di pomodoro e il peperoncino. La preparazione prevede una salsa fatta col soffritto d’olio e aglio e poi l’aggiunta di concentrato di pomodoro e peperoncino cotto per circa 10-15 minuti. Il polpo invece va cotto per 20 minuti. Le cozze pulite e sgusciate avendo cura di lasciarne qualcuna nel guscio per decorare il piatto.

Anche sul punto di vista religioso ci sono delle tradizioni che il napoletano non manca mai di vivere. Quella più conosciuta è di certo lo “struscio”, ovvero l’adorazione del Santissimo Sepolcro del Cristo morto e la visita da parte del fedele ad almeno 7 chiese principali della propria città. Il numero 7 infatti essendo un numero altamente sacro, corrisponde per assonanza ai 7 gradi della perfezione, alle 7 sfere celesti, ai 7 rami dell’albero cosmico. In realtà non c’è mai stata una regola univoca per il numero di chiese da visitare durante lo struscio: il senso comune del sentimento religioso popolare consigliava in linea di massima una visita mai superiore a 7 chiese e mai inferiore a 3, in quanto il 3 ha un fortissimo significato religioso, basti pensare alla trinità, oppure al corpo, all’anima e allo spirito.

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